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CHE COS’È LO CHORO

CHE COS’È LO CHORO

Con il termine choro ci si riferisce a un genere di musica strumentale che ha visto le sue origini nella Rio de Janeiro della seconda metà del XIX secolo, e che tuttora continua a innovarsi e a esser praticato.

Sviluppatosi a partire da una mistura tra danze provenienti dall’Europa (polca, valzer, mazurca, schottisch, quadriglia), ritmi di matrice africana e generi sincretici già diffusi nel territorio brasiliano (modinha, lundu, habanera), lo choro è – allo stesso tempo – sia una maniera ‘brasilianizzata’ di suonare alcune danze preesistenti che un collettore di nuovi ritmi e sottogeneri, nati nel corso del tempo da tale mescolanza.

Sin dai suoi primordi, lo choro è legato a momenti di convivialità e di aggregazione, caratterizzandosi come musica da accompagnamento per feste da ballo (bailes) pubbliche e private; inoltre i musicisti di choro (chorões) erano soliti incontrarsi informalmente per il solo gusto di suonare insieme e sperimentare nuove possibilità di questa forma musicale in divenire; in queste riunioni, che presero il nome di rodas, si andarono delineando alcune caratteristiche peculiari del genere, come l’improvvisazione sul tema e la ricerca estemporanea della miglior armonia o del più adeguato contrappunto con cui accompagnare la melodia.

Le variegate funzioni armoniche, ritmiche, melodiche e contrappuntistiche che contraddistinguono lo choro sono assolte perlopiù da strumenti della tradizione europea; tra le poche eccezioni c’è il cavaquinho: un cordofono di quattro corde e di piccole dimensioni, che insieme alle chitarre ha un ruolo armonico-ritmico. Il compito di eseguire le melodie è invece svolto dai più svariati strumenti solisti (flauto, clarinetto, tromba, mandolino, sassofono…), mentre per quanto riguarda l’aspetto ritmico, a farla da padrone tra le varie percussioni possibili è un altro strumento caratteristico della musica brasiliana, ovvero il pandeiro: tamburo a cornice con piccoli cembali di metallo. La funzione contrappuntistica, infine, pertiene di norma alle chitarre o ad alcuni strumenti a fiato di registro più basso, ed è proprio per avere la possibilità di una maggior estensione nella regione grave che – agli inizi del ‘900 – è stata introdotta nel genere una chitarra con una settima corda (di probabile derivazione russo-tzigana), ormai divenuta imprescindibile.

Lo choro ha da sempre attraversato ambienti differenti sia da un punto di vista sociale che prettamente musicale, riuscendo in straordinarie unioni tra popolare e colto, basti pensare all’opera di compositori quali Heitor Villa-Lobos, Radames Gnattali e Cesar Guerra-Peixe che si sono mossi con disinvoltura tra i due ambiti, fornendo fruttifere contaminazioni.

Nel corso della sua traiettoria più che centenaria il genere ha attraversato varie fasi: dai piccoli gruppi per feste da ballo alle grandi orchestre, dalle prime incisione di inizio 900 all’epoca d’oro della radio e dei regional (gruppi d’accompagnamento stabili), dalla crisi dettata dalle nuove mode del secondo dopoguerra al ritorno in auge nei mezzi di comunicazione alla metà degli anni settanta, fino al definitivo ingresso nelle istituzioni preposte alla didattica musicale a partire dagli anni novanta e alla contemporanea diffusione del genere nel resto del mondo.

Il numero di choros composti è sterminato così come è vastissimo quello dei compositori che hanno contribuito alla codificazione del genere, tra questi si possono menzionare alcune personalità che hanno lasciato particolarmente il segno come Joaquim Callado, Chiquinha Gonzaga, Ernesto Nazareth, Irineu de Almeida, Anacleto de Medeiros, Candinho Trombone, Zequinha de Abreu, João Pernambuco, Pixinguinha, Luiz Americano, Garoto, Jacob do Bandolim, Severino Araujo, K-Ximbinho, Waldir Azevedo, Altamiro Carrilho.